Biennale a Genova. L’intervista di Pandora Rivista al presidente di Legacoop Liguria, Mattia Rossi

Ecco alcuni passaggi dell'intervista che Pandora Rivista ha realizzato a Mattia Rossi – Presidente di Legacoop Liguria.
Leggi tutta l’intervista al link
https://www.pandorarivista.it/articoli/filosofia-estetica-cooperativa-e-intelligenza-artificiale-intervista-a-mattia-rossi/
L’appuntamento “Verso la Biennale” di Genova è una tappa promossa da Legacoop in preparazione della Biennale dell’Economia Cooperativa, che presenta una forte identità culturale e progettuale. Qual è la visione che avete voluto imprimere a questa edizione e che tipo di riflessione intendete aprire sul rapporto tra cooperazione, innovazione tecnologica e trasformazioni sociali?
Mattia Rossi: Siamo pienamente consapevoli di vivere nell’era digitale, nell’era dei dati, e questa è la realtà con cui dobbiamo confrontarci. Tuttavia, non è sufficiente limitarsi a restare al passo con l’innovazione tecnologica e non basta inseguire la tecnologia per rispondere alle sfide attuali. Facendolo, finiremmo per affrontare il dibattito esclusivamente in termini economicistici, concentrandoci sulla competitività. Ma per noi la competitività non è un obiettivo sufficiente, perché consideriamo il mercato un ambiente intrinsecamente ingiusto, capace di generare disuguaglianze. E la disuguaglianza che nasce nel mercato, che è innanzitutto economica, inevitabilmente si traduce anche in disuguaglianza sociale. Per questo il nostro interesse è quello di comprendere come introdurre correttivi alle distorsioni prodotte dal mercato. Il tema è strettamente connesso a quello dei diritti e, di conseguenza, alla tenuta della democrazia liberale così come la conosciamo nelle società occidentali.
L’impatto dell’era digitale, in particolare, non riguarda soltanto l’organizzazione del lavoro o la struttura delle imprese, ma interessa l’equilibrio tra potere economico, diritti e partecipazione democratica. Proprio perché non vogliamo limitarci alla dimensione della competitività, abbiamo scelto di affrontare la questione a partire dai principi. Crediamo che le trasformazioni generate dall’era digitale vadano interpretate e governate recuperando il punto di vista originario della cooperazione moderna, quella nata a metà dell’Ottocento. Questo è il senso che abbiamo voluto dare a questa edizione della Biennale: riportare nel presente le ragioni fondative della cooperazione, per metterle alla prova delle sfide contemporanee e usarle come chiave di lettura delle trasformazioni in atto.
Cosa significa, concretamente, affermare che la tecnologia non è neutra, in particolare quando parliamo di intelligenza artificiale, dati e piattaforme digitali? E quali effetti produce tutto questo sull’economia, sulla qualità della democrazia, sull’autonomia individuale e sulla fiducia nei sistemi tecnologici?
Mattia Rossi: Dire che la tecnologia non è neutra significa riconoscere che ogni strumento è sempre orientato a un fine. L’intelligenza artificiale, in quanto strumento, non può essere neutra perché è progettata e utilizzata per raggiungere determinati obiettivi. Non esiste uno strumento neutro nel momento in cui interviene a modificare uno stato di cose. Se utilizzo un telefono per fare una chiamata, sto già alterando la mia situazione e quella dell’interlocutore, perché lo strumento produce un effetto. La questione, allora, riguarda quale finalità orienta una tecnologia non neutra. Se uno strumento viene impiegato per perseguire un obiettivo consapevole e condiviso, la sua azione è almeno coerente con una volontà dichiarata. Non è neutrale, ma è orientato. Se invece viene utilizzato per fini che non abbiamo scelto, che non conosciamo o che non abbiamo condiviso, l’effetto prodotto può risultare distante dai nostri interessi, se non addirittura contrario. E qui emergono dei rischi evidenti. La mancanza di consapevolezza sull’uso e sulle finalità della tecnologia può avere conseguenze profonde, soprattutto sulla qualità delle nostre democrazie. Il primo rischio è la progressiva perdita di coscienza dei propri diritti. È un processo lento, spesso sottovalutato, relativo alla manipolazione dell’informazione che può portarci a non riconoscere più alcuni diritti come tali, o a considerarli secondari. In questo modo si indebolisce la cittadinanza e avviene quel passaggio da cittadini a semplici produttori-consumatori, che espone maggiormente alla manipolazione. E la manipolazione, per definizione, induce comportamenti eterodiretti, che seguono delle logiche che non si sono scelte consapevolmente.
Le conseguenze sono sia economiche che culturali e politiche. Si può assistere a una regressione di principi che stanno alla base delle democrazie liberali, come la solidarietà, la partecipazione, la responsabilità collettiva. Se cresce la sfiducia nei sistemi tecnologici – o, al contrario, se si manifesta una fiducia acritica – aumenta l’inconsapevolezza. E nell’inconsapevolezza si finisce per accettare fini che non sono stati mai realmente deliberati. Per questo la questione della non neutralità della tecnologia è centrale e riguarda l’autonomia delle persone, la qualità della democrazia e la capacità di mantenere un rapporto critico e responsabile con gli strumenti che utilizziamo.
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